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  STAGIONE TEATRALE 09/10


produzioni in distribuzione

novità

L’ITALIA S’E’ DESTA
vizi e virtù dell’Italia di oggi

di Stefano Massini
con Daniele Bonaiuti, Luisa Cattaneo, Ciro Masella
regia Ciro Masella

Per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
Attenzione: i fatti raccontati in questo spettacolo sono tutti reali e tratti dalla cronaca.
Ogni riferimento a fatti e persone è puramente voluto.
VIETATO AI MINORI DI SPIRITO CRITICO

Un viaggio spassosissimo, divertente e surreale tra le assurdità, le amenità, le contraddizioni, i vizi e le virtù del paese. Il profilo di un’Italia inedita, in cui si muovono i personaggi protagonisti di vicende agghiaccianti. Un Catalogo (no-strano) di storie estrapolate da fatti di cronaca decisamente inquietanti. Storie (rigorosamente vere, tratte da articoli di cronaca) che attanagliano il Belpaese che Stefano Massini, ha raccolto e appuntato nel corso degli anni, segnandole nella memoria, per poi restituirle in versione teatrale. All’alba del terzo millennio questo è un quaderno di appunti, di ritagli. Il sismografo di un improbabile essere nazione.

Una rassegna di frammenti dall’Italia delle contraddizioni. Schegge di particelle impazzite. Turbinio di molecole sociali. Scenari italiani, italiche indagini. Un catalogo impietoso di bizzarrie assortite, mostruosità palesi, miserie grandi e piccole in salsa di acida macedonia. Un cocktail di storie. Una galleria di ritratti. Un occhio spietato che investiga lo stivale. Un caravanserraglio di vicende umane. Un carnevale di maschere in velocissima sequenza. Massini scrive per il teatro il suo Moleskine di spigolature civili. Il quadro d’insieme non sarà forse celebrativo. Ma chi se ne importa? Le fonti sono vere. Il pozzo è autentico. E non è detto che lo specchio debba per forza restituirci belli…

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NON DIRE NIENTE
recital vocale e musicale di denuncia contro la violenza sulle donne

ideato e diretto da Monica Bauco
con Monica Bauco e Nicola Pecci
al pianoforte Michelangelo Galliano
con il patrocinio di AMNESTY INTERNATIONAL

Non dire niente nasce da storie vere, da episodi e fatti denunciati anche da Amnesty International, da libri letti e riletti e rielaborati, da canzoni, favole e articoli di giornale. Il “Recital” messo in scena da Monica Bauco e Nicola Pecci propone varie testimonianze raccolte in tutto il mondo sul tema della violenza alle donne che si incontreranno, si racconteranno e prenderanno vita attraverso la parola scritta, la musica, il canto e l’azione teatrale. A parlarci del proprio vissuto saranno donne di diverse aree del mondo, con religioni e culture diverse che ci racconteranno esperienze di dolore e di discriminazione con le loro parole, canzoni e poesie. “Non dire niente” è un piccolo atto di solidarietà e attenzione verso tutte quelle donne che ancora sono prigioniere di un matrimonio imposto, di una famiglia violenta, di convenzioni sociali e religiose, di uno sfruttatore, di una tradizione, di una discriminazione storica difficile da superare. E’ un gesto di amore.

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riprese

VOCI DEL VERBO FARE
(donna lavoro)

di Silvia Calamai
con Luisa Cattaneo
regia di Chiara Macinai

La voce di una donna alle prese con molti lavori precari e con il desiderio di diventare madre, in bilico tra situazioni a volte drammatiche, a volte tragicamente comiche. Donna lavoro è una triste assonanza con 'forza lavoro’ sintagma inteso nei suoi aspetti più meccanici e duri.
Voci del verbo fare riflette in modo divertente sui guai di una giovane donna che cerca di portare avanti la sua carriera di docente universitaria nel bel mezzo di una gravidanza. In viaggio su treni scomodi, cercando di imparare i trucchi del diventare mamma tra un ritardo sui binari ed una conferenza. Un monologo ironico e disincantato, in cui attraverso la  scena e suggestioni video vengono raccontate vicissitudini, piccoli drammi e disavventure di una donna che ha deciso di cavarsela da sola. Ci sono memorie, nostalgie e immagini, ma anche soprattutto mille voci - interiori e del mondo là fuori - che si inseguono e accompagnano la protagonista nel suo viaggio come piccoli fantasmi privati, provenienti dal passato e che sembrano parlare proprio a lei, la creatura che sta per nascere e che porta dentro di sé tutte le speranze di un domani meno faticoso e  più consapevole.



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in coproduzione con Festival Quartieri dell’Arte di Viterbo
in collaborazione con Teatro Vittorio Emanuele di Messina

VERSIONE DEI FATTI (la gabbia 3)

con Barbara Valmorin, Luisa Cattaneo
e Maria Bazzani
spazio realizzato da Paolo Li Cinli
illuminato da Paolo Magni
foto Alessandro Botticelli

C’è una vecchia. Sola. Buttata in un angolo della gabbia. Davanti a lei una distesa di mattonelle sporche. Sbarre. Grate. Il carcere. Le mattonelle si possono contare, per passare il tempo. Si fanno tante cose, per passare il tempo. Per spendere il tempo. Per non buttarlo. Che poi sono frasi stupide: buttare il tempo, spendere il tempo. Questa donna vecchia sta lì per dare una versione dei fatti. Gliela chiede con insistenza una ragazza impeccabile, perfetta. Una che non sbaglia. Una che sa come fare. Sa cosa dire. Una che il tempo lo sa usare. Ovvero: spendere. Forse la differenza fra uomini e macchine è che le macchine non perdono tempo. Lo sanno spendere bene. Gli uomini no. Loro a volte si perdono. Inefficienza. Insufficienza. Se gli uomini fossero come le macchine darebbero versioni dei fatti senza perdersi in labirinti. Perché ci sono i fatti e i labirinti. I labirinti sono diversi dai fatti. I fatti sono cose certe. I labirinti sono impressioni. Come i frammenti di visi dentro un treno in corsa. Come le parole sempre uguali di chi sta dietro lo sportello 5 dell’ufficio postale. Come lo sguardo del giovane dell’edicola che non dice buongiorno. Il modulo chiede chi sei: questo è un fatto? O un labirinto? Difficile rispondere. Rispondere senza perdere tempo.

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in coproduzione con Festival Quartieri dell’Arte di Viterbo
in collaborazione con Teatro Vittorio Emanuele di Messina

VERSIONE DEI FATTI (la gabbia 3)

scritto e diretto da Stefano Massini
con Luisa Cattaneo, Roberto Gioffrè
spazio realizzato da Paolo Li Cinli
illuminato da Paolo Magni
foto Alessandro Botticelli

Il testo e’ pubblicato da Ubulibri e distribuito in tutte le librerie.

Si chiamava Anna Politkovskaja. Venne definita dal Cremlino “donna non rieducabile”. Le hanno sparato il 7 ottobre 2006 prima al cuore e poi alla testa all’ingresso di casa sua. Un edificio alla periferia di Mosca. Lascia due figli. Lascia un’inchiesta sulle torture in Cecenia dei russi che non potrà più essere pubblicata dal suo giornale, la Novaja Gazeta. Lascia tutti i suoi documenti, archivi, foto, pc alla polizia russa, che come prima misura dopo la sua morte ha sequestrato tutto ciò che ha trovato nel suo modesto appartamento. Per leggerlo con calma durante le indagini. Lascia Putin, un ex membro del KGB, alla guida della Russia. Lascia Kadyrov, uomo di Putin, da lei accusato di crimini contro la popolazione cecena alla guida della Cecenia. Il Teatro delle Donne si sofferma sul caso di una donna giornalista uccisa per aver fatto il suo mestiere. Il suo nome pesa fra gli assenti di uno stato incivile. Ecco allora prendere vita l’idea di un memorandum teatrale, ovvero un’occasione per fermarsi a riflettere e pensare.

"VORREI RINGRAZIARE DI VERO CUORE L'AUTORE MIO COETANEO STEFANO MASSINI, IL TEATRO DELLE DONNE E IL COMUNE DI CALENZANO PER LO SPETTACOLO CHE HANNO DECISO DI DEDICARE ALLA MEMORIA DI MIA MADRE. CREDO CHE TUTTO QUESTO VADA A DIFENDERE LA CAUSA DI TUTTI COLORO CHE SI BATTONO PER LA DIFESA DEI DIRITTI D'INFORMAZIONE E DI LIBERA DIFFUSIONE DELLE IDEE. LA RUSSIA VIVE UN MOMENTO DIFFICILE MA COME LA RUSSIA SONO MOLTE LE NAZIONI DEL MONDO IN CUI RACCONTARE LA CRONACA DEI FATTI E' SINOMINO DI CONDANNA A MORTE. GRAZIE."
Vera Politkovskaja

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eventi

VIOLENZA, FEMMINILE SINGOLARE

un’idea di Maria Cristina Ghelli
drammaturgia a cura di Stefano Massini
voci recitanti: Monica Bauco, Silvia Guidi, Elena Miranda
e con Giulia Aiazzi, Patrizia Bertini, Elena Cravedi, Claudia De Carolis, Veronica Fardella, Francesca Frascà, Valentina Ioannucci, Azzurra Russo, Anna Serena, Martina Vianovi
con la partecipazione di Paola Turci

Cronaca e canzone d'autore, articoli di giornale e musica, per raccontare una violenza sempre più diffusa, che ha bisogno di voci di denuncia, di visibilità, di testimonianze. Un cast tutto al femminile e e la voce di Paola Turci per esprimere il sopruso, la sofferenza, il dolore. Tutto questo è “Violenza, femminile singolare”, spettacolo-iniziativa contro la violenza alle donne nato da un'idea di Maria Cristina Ghelli, con la drammaturgia curata da Stefano Massini. Nel titolo, due aggettivi che da soli esprimono tutto il dramma della violenza: “femminile”, perché la violenza colpisce in modo preponderante le donne, “singolare”, in quanto viene subìta individualmente e in solitudine. Ma singolare è anche l'ampiezza di un fenomeno che col tempo, invece di ridimensionarsi, acquista invece nuove connotazioni, allargandosi anche al mobbing e allo stalking.

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TRITTICO DELLE GABBIE
progetto drammaturgico in tre segmenti a cura di Stefano Massini

Il TRITTICO DELLE GABBIE e’ pubblicato da Ubulibri

LA GABBIA 1 - figlia di notaio
con Luisa Cattaneo e Maria Cristina Valentini

LA GABBIA 2 - zone d’ombra
con Luisa Cattaneo e Amerigo Fontani

VERSIONE DEI FATTI (la gabbia 3)
con Barbara Valmorin, Luisa Cattaneo
e Maria Bazzani

“Ho sempre provato una forte attrazione per quei luoghi insospettati che si rivelano, nei fatti, autentici contenitori di parole. Luoghi che sono involucri di storie, scenari inconsapevoli e costanti di relazioni umane. Fra questi spazi c’è il parlatorio del carcere. Un luogo adibito soltanto a dialoghi. Uno spazio che nasce con l’esatta vocazione di accogliere scontri, incontri, racconti, confronti. E proprio per questa vocazione acquista una potente identità teatrale. Mi interessa esaminare il rapporto lucido, spietato, che rende quelle quattro pareti spettatrici silenti dei drammi di una sterminata umanità. Ho provato a pensare a quante possibilità di dialogo si aprano attorno al tavolo di un parlatorio, ed ho visto sfilare davanti ai miei occhi una schiera di ruoli sociali, una moltitudine di temi, di situazioni, di incastri della vita. Cos’è questo se non teatro? Per di più tutto questo materiale è reso molto efficace dallo sprone di una impellente urgenza, che lega i personaggi alla ricerca di soluzioni necessarie, sullo sfondo di conflitti irrisolti e incapacità di sostenere gli equilibri sociali. La scommessa di questa “Trilogia del Parlatorio” sta nel tentativo di fotografare piccole storie di singoli individui come simbolo/paradigma di più complessi fenomeni sociali, qui drammaticamente inquadrati nell’edificio della reclusione e dell’espiazione. E nasce da queste premesse drammaturgiche la necessità registica di un rapporto ravvicinato, stretto – in qualche modo paritario, non gerarchico – fra il pubblico e l’azione scenica, che per tutti e tre i segmenti scenici dovrà essere spiata dagli spettatori attraverso le sbarre di una reale gabbia.”
Stefano Massini


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altre proposte

per il giorno della memoria
POGROM

discorso critico sulle leggi razziali passate presenti e future
testo e forma scenica a cura di Stefano Massini
con Duccio Baroni e Gabriele Giaffreda
musica dal vivo eseguita alla fisarmonica da Riccardo Centazzo

In dieci fulminanti frammenti si capovolge la prospettiva di lettura delle leggi razziali, partendo da un incredibile prologo che sposta indietro la lancetta della storia. Ci si accorge allora che gli italiani, futuri razzisti, furono a fine ‘800 uno dei popoli più umiliati dai soprusi razziali e dal pregiudizio etnico, in Australia, in Francia, in America. Un percorso che non manca di sorprendere e, a suo modo, di inquietare. Pogrom mette il pubblico di fronte ad alcune ferite poco conosciute della nostra storia, con gli italiani nel ruolo dei marchiati e dei discriminati. Lo spettacolo parte dalla bella Camargue francese dove nel 1883 monta un durissimo attacco ai lavoratori piemontesi e lombardi considerati ‘razza inferiore’ e oggetto di una dura rappresaglia della popolazione che causerà 9 morti e 100 feriti. Così nel 1920 in America, dove si respira un clima fortemente ostile verso gli emigrati italiani: ci sono Stati che vietano l’iscrizione ai figli degli italiani “macaroni”, si moltiplicano gli episodi di intolleranza; in un’isola di Manhattan si preparano gli italiani in arrivo a ciò che li attende: i nostri emigrati vengono “spulciati”, schedati sottoposti ad un autentico interrogatorio prima di poter, eventualmente, entrare. Ma, questo ciò che lo spettacolo punta a trasmettere, la storia non insegna e nel finale emerge l’altra faccia della discriminazione: quella degli italiani contro gli ebrei dal 1938. Stesse frasi, stesso allontanamento dalla società, stessa perdita dei diritti. E su tutto questo si affaccia l’incubo dell’olocausto, nota drammatica che lo spettacolo, nel suo concludersi, lascia intravedere.

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per le scuole
LE RADICI DELLA VIOLENZA

ovvero la macchina del tempo
a cura di Stefano Massini
con Duccio Baroni, Anna Serena, Gabriele Giaffreda,
Elena Miranda

La piaga della violenza domestica sta assumendo proporzioni sconcertanti. Ed è nutrito da un sistema nefasto di fattori, di cui è parte integrante la mercificazione dell’immagine della donna. Ma sarebbe sciocco – oltre che riduttivo – cercare le radici di un problema solo nel quadro del “qui e ora”: fa parte dei compiti della scuola investigare i problemi nel loro percorso storico, perché solo così se ne può cogliere intelligentemente la portata. Uno spettacolo che raccontasse in scena la violenza domestica sarebbe semplicemente presuntuoso e inutile: basta accendere un telegiornale per essere travolti dalla cronaca. E la cronaca non spetta mai al teatro. Al teatro spetta invece la riflessione, il punto critico, l’interrogativo. E l’indagine, quindi. Vogliamo far nascere alcune domande: dove nasce l’idea della sottomissione? Come si forma la gerarchia dei ruoli? In quali epoche – e perché? – la donna ha iniziato ad essere subalterna? E viceversa, su quali punti si è basata in altri momenti la sua emancipazione? Con questi obiettivi nasce “La macchina del tempo”. Si tratta infatti di un percorso nel tempo, una cavalcata nei secoli. Con l’invenzione di una mirabolante macchina del tempo, si mette alla prova la straordinaria capacità evocativa del teatro: un viaggio sorprendente per affrontare un problema attualissimo, drammatico, con una rassegna di situazioni documentate storicamente, per coinvolgere i giovani spettatori in un’esperienza che li renda parte attiva di una nuova “fruizione teatrale.



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per piccoli spazi anche non teatrali
LA STORIA SIAMO NOI

(CALENZANO IN SCENA)

scritto e diretto da Stefano Massini
con Duccio Baroni e Gabriele Giaffreda
musica dal vivo eseguita alla fisarmonica da Riccardo Centazzo

All’insegna della sobrietà e di un graffiante humor, si svela in scena il libro di storia di uno dei tantissimi centri, paesi e cittadine che costellano la provincia italiana. In queste serate di amarcord lieve e pungente al tempo stesso se ne ricostruiscono per sommi capi le radici, l’evoluzione, gli aneddoti e soprattutto la rocambolesca “commedia umana” fra gli snodi storici del novecento. Un tempo qui erano solo contadini. Comincia così, con un panorama della Calenzano agricola di inizio ‘900, il viaggio nel tempo che due giovani ottimi attori conducono senza mai spostarsi di un centimetro dal confine del territorio comunale. Calenzano in scena, a tutti gli effetti. Attraverso una precisa appassionante ricostruzione di come la Storia abbia modificato questo lembo di provincia, si mette in scena un’odissea di vite vissute, aneddoti irresistibili, situazioni comiche ma anche tragiche, di squassante verità. Grazie ai testi e alle dirette narrazioni di chi vi fu presente, vengono ricostruiti con linguaggio teatrale i passi cruciali della storia calenzanese e dei dintorni: dall’avvento dei primi cementifici all’apertura della stazione ferroviaria, dai feroci bombardamenti aerei alla battaglia partigiana di Valibona, dalla Liberazione americana alla prima giunta con il sindaco Archimede Bessi e don Rolando Panerai, senza dimenticare il boom industriale del dopoguerra, l’associazionismo di sinistra degli anni ’70 e una rassegna di straordinari ritratti umani, fra cui non manca un giovane cappellano di nome Lorenzo Milani. Un racconto avvincente, che si avvale del suono magico della fisarmonica per evocare atmosfere e mondi di un passato remoto e prossimo.

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Il TEATRO DELLE DONNE - Centro Nazionale di Drammaturgia
presso Il Teatro Manzoni – via Mascagni, 18 – 50041 Calenzano (FI) - P.I. 04620870487