IL DISOBBEDIENTE

Don Milani a San Donato

testo e regia EUGENIO NOCCIOLINI

con GABRIELE GIAFFREDA

e i ragazzi della CALENZANOTEATROFORMAZIONE

È un’anonima giornata del mese di ottobre dell’anno 1947, per la precisione un giovedì. Piove. Piove tanto. Piove a dirotto. Poche persone sono lì ad accogliere il nuovo cappellano. Un cappellano che in poco più di sette anni cambierà parecchie cose, incluso se stesso.

Figura di rottura, eppure estremamente rigido. Incredibile precursore dei tempi e al contempo severo, categorico. Don Lorenzo Milani, erroneamente definito “il cattocomunista”, è da tutti ricordato soprattutto per il periodo vissuto a Barbiana.

In pochi, tuttavia, sanno che il suo allontanamento, pardon trasferimento, venne in conseguenza di ciò che stava facendo proprio a Calenzano, nella chiesa di San Donato. Prima pedagogo che prete, ecco qui raccontata la sua esperienza straordinaria della Scuola Popolare, che accoglieva insieme bambini e operai. Ecco come provava a creare una nuova società, dove il contadino sapesse difendersi “dal padrone e dai preti”. Ecco come Don Lorenzo Milani non bestemmiava il suo tempo.

“In quanto a S. Donato, io ho la suprema convinzione che le cariche di esplosivo che ho ammonticchiato in questi cinque anni non smetterà di scoppiettare per almeno 50 anni sotto il sedere dei miei vincitori”. (Don Lorenzo Milani)

Don Lorenzo è rimasto cappellano a San Donato per sette anni dal 9/10/47 all’8/12/54, durante questi anni di apostolato aveva fatto il prete diversamente (aveva cercato gli ultimi, i più bisognosi, si era schierato con i più deboli, aveva condiviso le loro ragioni, si era opposto allo sfruttamento sul lavoro dei suoi ragazzi, aveva applicato il Vangelo senza alibi né compromessi. In questo suo impegno si era allontanato, forse senza nemmeno accorgersene, dai metodi della Chiesa regnante che vedeva cattolici al potere a livello nazionale e locale, le porte delle fabbriche che si aprivano alle raccomandazioni dei preti. Quella Chiesa che vedeva curare il mondo tradizionale cattolico e non i distanti.

A Calenzano organizza la scuola popolare per i giovani del popolo come mezzo per evangelizzare. La scuola non era il fine ma il mezzo per parlare di Dio e evangelizzare. Per parlare di Dio occorreva che la parola arrivasse, fosse assimilata, incidesse nella mente e nei cuori dei giovani. Era difficile che questo potesse avvenire se la parola non era posseduta, non era capita, non era viva, non era capace di aprire la mente.

Era la scuola il mezzo per dare la parola e raggiungere mete ben più alte. 

Da “Cappellano a San Donato” di Michele Gesualdi

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