OMAGGIO A FRANCA RAME

LO STUPRO E MEDEA

testi FRANCA RAME

con AMANDA SANDRELLI e ELENA ARVIGO

luci ANDREA NARESE, fonica BRANDO NENCINI

Franca Rame ha sempre dato voce alle donne. Vogliamo ricordarla per LO STUPRO, il monologo che scrisse nel 1975 e poi portò coraggiosamente in teatro (e negli anni ‘80 anche in Rai di fronte a milioni di persone). Franca Rame disse di aver preso il racconto da una testimonianza che aveva letto su Quotidiano Donna. In realtà aveva subito uno stupro in prima persona: la sera del sera del 9 marzo del 1973, a Milano, fu caricata su un furgone, torturata e violentata a turno da cinque uomini. Non furono mai arrestati, nonostante molti anni dopo un pentito abbia fatto i loro nomi, perché il reato era ormai prescritto. Ma Franca Rame ha sconfitto la loro violenza con la parola. Invece di accettare l’obbligo al silenzio esistenziale e politico, ha dimostrato con la sua arte che era più forte dei suoi violentatori.

Vogliamo accompagnare questo breve monologo a MEDEA, altra figura fortissima dell’universo femminile, mai abbastanza conosciuta e studiata, figura contemporanea, perché ancora oggi esistono madri che sopprimono i propri figli e che spesso uccidendo loro annientano e uccidono se stesse.

Franca Rame sottolineava sempre come il monologo dedicato alla MEDEA di Euripide fosse il simbolo di una donna emancipata, che non è disposta a piegarsi davanti a nessuno e che si ribella all’uomo, reagendo al tradimento e ricorrendo persino all'infanticidio. Spiegava così la modernità del testo: Medea aiuta Giasone a conquistare il vello d’oro, poi parte con lui dopo avere ucciso il fratello e il padre che si opponevano alla relazione, i due convivono e hanno due figli, con il passar del tempo Medea invecchia e Giasone sposa la giovane figlia del Re; il suo tratteggia un destino simile a quello di tante donne, per il quale l’uomo si sente autorizzato ad abbandonarle. Medea si ribella a questa ingiustizia, mentre tutti la invitano ad accettare il suo destino, Medea arriva a concepire l’idea che i figli siano il giogo che l’uomo mette sul collo della donna per costringerla a subire la sua volontà, e allora prende una decisione atroce: uccide i due bambini, liberandosi dall'oppressione e vendicandosi di Giasone. Poi in un carro alato si dilegua nel cielo.

Come ricorda Dario Fo, il maggior lavoro di elaborazione dei testi di Franca Rame è avvenuto sempre direttamente sul palcoscenico: “sera dopo sera, Franca, valendosi dell’apporto del pubblico, che è sempre il nostro più valido collaboratore, variava ritmi, struttura dei periodi, sveltiva i passaggi, aggiungeva o toglieva battute...”.

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