LA GABBIA 3

VERSIONE DEI FATTI

scritto e diretto da STEFANO MASSINI
con BARBARA VALMORIN e LUISA CATTANEO
e con MARIA BAZZANI
spazio scenico di PAOLO LI CINLI
illuminato da PAOLO MAGNI
assistente alla regia DUCCIO BARONI
foto ALESSANDRO BOTTICELLI
in coproduzione con Festival Quartieri dell’Arte (Viterbo)

in collaborazione con Teatro Vittorio Emanuele (Messina)

C’è una vecchia. Sola. Buttata in un angolo della gabbia. Davanti a lei una distesa di mattonelle sporche. Sbarre. Grate. Il carcere. Le mattonelle si possono contare, per passare il tempo. Si fanno tante cose, per passare il tempo. Per spendere il tempo. Per non buttarlo. Che poi sono frasi stupide: buttare il tempo, spendere il tempo. Questa donna vecchia sta lì per dare una versione dei fatti. Gliela chiede con insistenza una ragazza impeccabile, perfetta. Una che non sbaglia. Una che sa come fare. Sa cosa dire. Una che il tempo lo sa usare. Ovvero: spendere. Forse la differenza fra uomini e macchine è che le macchine non perdono tempo. Lo sanno spendere bene. Gli uomini no. Loro a volte si perdono. Inefficienza. Insufficienza. Se gli uomini fossero come le macchine darebbero versioni dei fatti senza perdersi in labirinti. Perché ci sono i fatti e i labirinti. I labirinti sono diversi dai fatti. I fatti sono cose certe. I labirinti sono impressioni. Come i frammenti di visi dentro un treno in corsa. Come le parole sempre uguali di chi sta dietro lo sportello 5 dell’ufficio postale. Come lo sguardo del giovane dell’edicola che non dice buongiorno. Il modulo chiede chi sei: questo è un fatto? O un labirinto? Difficile rispondere. Rispondere senza perdere tempo.

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IL TEATRO DELLE DONNE

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